CANAPA NERA “Guardavo le macerie e immaginavo il futuro” Un’installazione che fa leva sul cuore, ma anche sulla responsabilità collettiva di ognuno.

CANAPA NERA “Guardavo le macerie e immaginavo il futuro” Un’installazione che fa leva sul cuore, ma anche sulla responsabilità collettiva di ognuno.

SPOLETO (PG) – Un algido muro bifronte si innalza nel Salone d’Onore della Rocca di Spoleto per raccontare in un mix alchemico la storia di un popolo coraggioso, quello della Valnerina. Da un lato c’è il grigio, memoria della pietra urbana della Basilica di San Benedetto a Norcia, dall’altro i colori esplosivi della fiorita di Pian Grande di Castelluccio.

Da Milano a Spoleto. Si chiama “Canapa Nera. Guardavo le macerie e immaginavo il futuro” l’installazione inaugurata alla Rocca Albornoz – Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, ospitata dal 12 maggio nel Salone d’Onore fino al 15 luglio. L’opera è realizzata dalla Regione Umbria con il coordinamento, concept e progetto dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia insieme all’atelier milanese dell’artista Daniela Gerini. Il supporto tecnico è del Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco. L’installazione alla Rocca di Spoleto è realizzata in collaborazione con il Polo Museale dell’Umbria e il Comune di Spoleto; l’organizzazione è a cura di Sistema Museo.

“Canapa Nera” è un progetto di valorizzazione del territorio umbro, in particolare della Valnerina: l’installazione è realizzata con i frammenti recuperati dal sisma del 2016 ed è stata recentemente esposta in occasione del Fuorisalone, nell’ambito di Interni House in Motion nel chiostro centrale dell’Università degli Studi di Milano. Un algido muro bifronte si innalza nel Salone d’Onore della Rocca per raccontare in un mix alchemico la storia di un popolo coraggioso la cui economia è pronta al rilancio. Da un lato c’è il grigio, memoria della pietra urbana della Basilica di San Benedetto a Norcia, attraverso le macerie prelevate nelle zone rosse del cratere umbro, dall’altro lato i colori esplosivi della fiorita di Pian Grande di Castelluccio, su undici tele di canapa realizzate dall’artista Daniela Gerini. Due lati di una stessa opera legati da un sottile ed emozionante filo comune. Un’installazione che viene dalla ricerca non solo scientifica, ma anche artistica.
Nell’arte giapponese del kintsugi i frammenti di ceramiche rotte vengono ricomposti mediante l’inserto di un materiale prezioso, quale la polvere d’oro o d’argento. Una pratica che ci suggerisce che la rottura di un oggetto non ne rappresenta più la fine. Davanti ad eventi traumatici si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa. È questa l’essenza del concetto di resilienza, inglobata nell’installazione Canapa Nera, composta dai ricordi di cui sono pregne le macerie dei muri in rovina e dalle speranze che vibrano nelle fibre della canapa del Fiume Nera.
Il concept e progetto dell’allestimento è a cura di Paolo Belardi direttore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, Paul H. Robb e Matteo Scoccia. Il concept e realizzazione delle opere d’arte su tela di canapa sono a cura dello Studio Daniela Gerini di Milano.

L’installazione è visitabile negli orari di apertura della Rocca ed è compresa nel biglietto d’ingresso.

 

 

 

 

 

 

FONTE: Ufficio stampa Museo

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