Skip to content

Seguici su:

VajontS: il teatro per non dimenticare e prevenire

Il 9 ottobre, in occasione del sessantesimo anniversario del disastro del Vajont, oltre 100 teatri in Italia e in Europa parteciperanno a un racconto corale per sensibilizzare sul tema della crisi climatica e del rischio idrogeologico.

VajontS_Perugia-inPERUGIA – Nel giorno in cui ricorre il sessantesimo anniversario della tragedia del Vajont (9 ottobre 1963), lunedì 9 ottobre alle ore 21 al Teatro Morlacchi di Perugia, il Teatro Stabile dell’Umbria e Fontemaggiore Centro di Produzione Teatrale – in collaborazione con il Collettivo INC e il Laboratorio teatrale dell’Università degli Studi di Perugia – si uniscono al Comitato promotore La Fabbrica del Mondo e ad altre istituzioni culturali e civili del paese (scuole, università, teatri) per un grande ricordo collettivo in forma di racconto corale che coinvolgerà in contemporanea oltre 100 teatri in Italia e in Europa.
Grandi attori e allievi delle scuole di teatro, teatri stabili e compagnie di teatro di ricerca, musicisti e danzatori, maestranze, personale dei teatri e spettatori arruolati come lettori si riuniranno nei posti più diversi dallo Strehler di Milano ai piccoli teatri di provincia, ai luoghi non specificamente deputati al teatro come scuole e centrali dell’acqua, e ciascuno realizzerà un proprio allestimento di VajontS sulla base delle peculiarità del suo territorio. E poi, tutti si fermeranno alle 22.39, l’ora in cui la montagna è franata nella diga. L’obiettivo è un’azione di teatro civile che affronti la sfida della crisi climatica. L’acqua e la tragedia del Vajont diventano un punto di partenza per avviare «pratiche di prevenzione civile».
Lo spiega Marco Paolini che nei mesi scorsi ha chiamato a raccolta il teatro italiano: «I terremoti non sono ancora prevedibili, le alluvioni lo sono di più, così come la siccità. Il territorio italiano è antropicamente denso come un formicaio operoso e insaziabile. Mangiamo terra, consumiamo suolo e buona parte di quel suolo è a rischio idrogeologico. A ogni catastrofe sentiamo ripetere parole che non servono a impedirne altre. Noi non siamo scienziati, né ingegneri, né giudici. Ma sappiamo che il racconto attiva l’algoritmo più potente della nostra specie: i sentimenti, le emozioni. Leve che lasciano segni durevoli, leve che avvicinano chi è lontano. Sono la colla di un corpo sociale e ora ci servono per affrontare quel che ci aspetta. Non è difficile immaginare che ci saranno altre emergenze. E allora accanto alla Protezione Civile, ci serve una Prevenzione Civile. Un evento corale può dare sentimento al coraggio di affrontare la sfida delle conseguenze del riscaldamento climatico. Può dare sentimento alla ragione e alla saggezza di scegliere gli interventi da fare in base a un principio di tutela della vita, della salute, del bene comune, di riduzione del rischio».
La storia del Vajont riscritta e riascoltata 25 anni dopo il racconto televisivo non è più un racconto di memoria e di denuncia sociale, ma parla di oggi, di noi e del nostro futuro: insegna cos’è la sottovalutazione di un rischio affrontato confidando sul calcolo dell’ipotesi meno pericolosa tra tante. Tra tante scartate perché inconcepibili, non perché impossibili.

Ingresso libero
prenotazione su eventbrite: https://www.eventbrite.com/e/biglietti-vajonts-23-721114582127?aff=oddtdtcreator&fbclid=IwAR2tswBNCxsN3P4fzvpn_Z5Ao1B-2n-gCBSzppR7yi8SgyTNk1wiJYsWL2Q

FONTE: Ufficio Stampa Teatro Stabile dell’Umbria (Federica Cesarini).

LA TUA PUBBLICITA'

© 2011 - 2026 • StudioEMPI • Supplemento a Pressitalia.net - aut. trib. pg n. 33/2006 del 05/05/2006