Terre Margaritelli: il vigneto di Torgiano

terremargaritelliTORGIANO (PG) – Terre di lotte medievali, di torri e paesi arroccati; terre di colline e declivi, di nebbie e di sole; terre di vigneti, di uomini; terre di passioni, vini e di arte: Terre Margaritelli. La storia della cantina si svolge con quella della famiglia Margaritelli, che ne è proprietaria fin dagli anni ’60, ma che, come la vigna, affonda le sue radici molto in profondità. Una profondità che si chiama legame con Torgiano, con la terra, con la vigna e il vino, che sanno raccontare la regione Umbria. Uno dei vigneti di Terre Margaritelli, è il vigneto di Torgiano per antonomasia: una collina che sembra disegnata dal tratto deciso d’un artista, da le spalle al Nord, e a Sud Est, scende dolcemente quasi inchinandosi verso Torgiano, che arroccata spunta fumosa tra la nebbia di fine Novembre. Sembra quasi essere tornati nel Medio Evo, per un istante, quando il casolare era una torre di avvistamento, una delle tantissime in Umbria, ma fondamentali, che presiedevano vie di comunicazione e allertavano incursioni o avvistavano schiere di soldati pronti alla battaglia; in quel quadro storico in cui Perugia padroneggiava e i soldati di ventura potevano scegliersi i loro padroni e la storia racconta di alleanze e resistenze, di città tenaci e assediate, che non si arrendevano mai. Una salita ondulata separa i vigneti e mi mi porta in cima alla collina, la torre ora è una casa colonica e punto di ritrovo per visitatori come me, che si lasciano guidare alla degustazione. Lo staff della cantina al completo, un sentimento di appartenenza che rafforza i valori e il lavoro. Si sa, la vigna esige tutta la vita, ma regala emozioni e quel senso di valore immateriale, oggi si può chiamare Life Style… che riesce a legare il passato con il presente, la storia, con il vino che sto bevendo. E così la magia si rinnova, tra i 52 ettari di vigneto biologico e la sperimentazione continua. Un’amore per il legno che viene da lontano, attraversa le foreste francesi, alla ricerca della Barrique perfetta, che sappia contenere come in uno scrigno il vino, per restituire un’identità che non sia solo quella del territorio, ma anche di scelte, creatività e amore. I vitigni autoctoni, quelli legati alla storia e alla terra, come Grechetto, Trebbiano, Sangiovese, Canajolo, si lasciano sciogliere da fili rigidi e accompagnano scelte coraggiose di vitigni non solo internazionali, ma anche poco o niente utilizzati in Umbria e tanto meno a Torgiano: patria della prima DOCG umbra. Così il territorio riesce ad acquisire un nuovo volto, nuovi legami: syrah, Fiano, Viogner, Malbec, per fare alcune citazioni; e la Barriquis sottilmente si caratterizza per le note balsamiche, in un’equilibrio che sposta il filo della degustazione sotto il profilo della freschezza, mai opulenta e pesante. Senza mai dimenticare la storia, i vini legano il loro nome ad alcuni capitani di ventura o a soldati che si sono contraddistinti in battaglie, per meriti o per coraggio, ma sempre per quel legame forte, indissolubile per il territorio, un amor di patria, che oggi lo ritroviamo rafforzato e mediato dai vini e dai vignaioli. Persone che con le loro scelte coraggiose ci regalano pezzi di storia, scintille di vino, sensazioni ed emozioni con i nostri ricordi più intimi e personali. Nella cantina tutti sono coinvolti, non solo nel lavoro, ma anche nei momenti di convivialità, o di degustazione, ognuno ha qualcosa da raccontare, dalla vigna al grappolo; dalla maturazione alla vendemmia; dalla fermentazione, ai rimontaggi, ai tempi di attesa, quando il vino è nelle Barriques, poi nelle bottiglie.

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