La Sagra Musicale Umbra con un percorso programmatico dal titolo “Fratres” Si rinnova l'appuntamento con la Sagra Musicale Umbra, che torna dal 7 al 17 settembre con un cartellone ricco di appuntamenti

Sagra-Musicale-UmbraSi rinnova l’appuntamento con la Sagra Musicale Umbra, che torna dal 7 al 17 settembre con un percorso programmatico dal titolo “Fratres”.

Il festival propone anche quest’anno un programma molto ricco, con ben ventitré manifestazioni distribuite in undici diversi luoghi scelti per il loro patrimonio spirituale, paesaggistico e artistico unico al mondo.

Ad aprire la manifestazione sarà la Mezzanotte Bianca dei Cori, che fa da preludio alla rassegna e che inonderà di gruppi corali il centro storico di Perugia, con più di trenta eventi diffusi già a partire dal pomeriggio.

Acquasparta, Assisi, Montefalco, Panicale, San Gemini e Torgiano sono alcuni degli altri borghi che ospiteranno la Sagra Musicale Umbra, che si concluderà il 17 settembre, nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, con l’Estonian Philharmonic Chamber Choir, guidato da Filippo Maria Bressan e unito all’Orchestra da Camera di Perugia.

Il Festival torna inoltre ad offrire una vetrina speciale ai giovani talenti umbri con i “Concerti di Mezzodì”, a Palazzo della Penna a Perugia, con cinque appuntamenti alle ore 12.00. 

Un percorso ricco e variegato, tra musica, arte e cultura, che si completa, come ogni anno, con la “Musica della Speranza”: due concerti che vedranno protagonista l’ensemble di fiati dell’Orchestra da Camera di Perugia.

 

La prima edizione della Sagra Musicale dell’Umbria (tale la denominazione all’epoca) ebbe luogo nel 1937, a corollario dei Corsi di Alta Cultura tenuti alla Regia Università Italiana per Stranieri, che per la musica videro protagonista il senatore milanese Guido Carlo Visconti di Modrone. Insieme al Maggio Musicale Fiorentino, fondato nel 1933, è il più antico festival musicale d’Italia. Lo stesso Visconti di Modrone aveva già tenuto dei corsi estivi presso l’ateneo perugino negli anni 1934-36, ognuno dei quali dedicato ad un periodo storico (rispettivamente il Seicento, il Settecento e l’Ottocento). I corsi furono seguiti a settembre da una piccola serie di concerti e si ritiene che l’esecuzione de L’Orfeo di Monteverdi nel 1934 sia stata la prima ripresa dell’opera – perlomeno in forma scenica – in tempi moderni. Alla prima edizione del festival, diretta da Visconti di Modrone, collaborò il 26enne Francesco Siciliani (sue le proposte di far eseguire L’enfance du Christ di Berlioz e La sacra rappresentazione di Abramo e d’Isacco di Pizzetti) e dopo una sospensione dovuta al secondo conflitto mondiale fu Siciliani ad assicurare la direzione della seconda edizione, nel 1947, e per i successivi 45 anni. La scelta del nome «Sagra» evitò da un lato l’utilizzo di una parola straniera come «festival» (termine che nel 1937 sarebbe stato certamente inviso al regime fascista dell’epoca) e dall’altro segnalò sin dall’inizio una vocazione – tuttora immutata – per promuovere l’esecuzione di musiche sacre e di composizioni dal forte contenuto spirituale.

I repertori e le prime esecuzioni

Moltissimi lavori sinfonico-corali, oggi ben conosciuti, non erano mai stati eseguiti in Italia e l’elenco delle prime esecuzioni italiane alla Sagra Musicale Umbra – non sappiamo se con qualche omissione o con qualche «beneficio d’inventario» – è davvero impressionante: comprende composizioni di Bach (la Passione secondo Giovanni, gli Oratori di Natale e di Pasqua e la ricostruzione della Passione secondo Marco), Berlioz (L’enfance du Christ), Biber (la monumentale Missa salisburgensis a 53 parti, attribuita all’epoca ad Orazio Benevoli), Britten (il War Requiem, con la partecipazione dello stesso autore, insieme a tre delle Church Parables), Bruckner (la Messa n. 3), Dvořák (il Requiem, il Te Deum e l’oratorio Santa Ludmilla), Elgar (The Dream of Gerontius), Françaix (L’apocalypse selon St-Jean), Fauré (l’opera Prométhée), Górecki (Beatus Vir), Haendel (la pressochè totalità dei suoi oratori e forsanche la Brockes-Passion), Haydn (Nelson-Messe e Pauken-Messe), Honegger (La danse des morts), Janáček (la Messa Glagolitica e l’opera Da una casa di morti), Mahler (la ricostruita Sinfonia n. 10), Martinů (I miracoli di Maria), Mendelssohn (la Sinfonia n. 2, Lobgesang), Menotti (l’opera da camera Martin’s Lie), Milhaud (Opus americanum e Pacem in terris), Mozart (la Messa in do minore), Pfitzner (l’opera Palestrina), Schoenberg (Gurrelieder), Schubert (l’opera Fierabras), Stockhausen (Stimmung), Szymanowski (Stabat Mater) e Tchaikovsky (l’opera La pulzella d’Orléans). Tra i compositori con lavori in prima esecuzione assoluta durante i primi 40 anni, troviamo Luciano Berio, Pablo Casals (una prima europea), Mario Castelnuovo-Tedesco, Niccolò Castiglioni, Peter Maxwell Davies, Giorgio Federico Ghedini (il Credo di Perugia, diretto da Celibidache), Paul Hindemith (una prima europea), Frank Martin, Darius Milhaud, Krzysztof Penderecki, Goffredo Petrassi, Ildebrando Pizzetti, Nino Rota e Karlheinz Stockhausen.

Le orchestre e i direttori

Nel primo dopoguerra, l’Orchestra dei Wiener Symphoniker e il Coro della Wiener Singakademie erano «in residenza» anno dopo anno a Perugia, ove si esibivano sotto la guida di direttori come Thomas Beecham, Karl Böhm, Miltiades Caridis, Sergiu Celibidache, Paul Hindemith, Eugen Jochum, Herbert von Karajan (quattro concerti tra 1950-52), Clemens Krauss, Erich Leinsdorf, Artur Rodziński, Wolfgang Sawallisch, Hermann Scherchen e William Steinberg. Altri complessi invitati furono i cori e le orchestre del Maggio Musicale Fiorentino (diretti tra gli altri da John Barbirolli, Vittorio Gui, Eliahu Inbal, Paul Kletzki, René Leibowitz, Peter Maag, Lorin Maazel, Lovro von Matačić, Riccardo Muti, Georges Prêtre, Tullio Serafin e George Szell), del Teatro dell’Opera di Roma (Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Gui, Jascha Horenstein, Hans Rosbaud e Serafin) e dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (Gavazzeni, Giulini, Prêtre e Giuseppe Sinopoli), nonché l’Orchestra Sinfonica di Roma della RAI (Gerd Albrecht, Gianluigi Gelmetti, Maag, Prêtre e Sawallisch). Tra le orchestre ospiti, sono da ricordare la New York Philharmonic (Dimitri Mitropoulos) e varie formazioni dell’allora «blocco» dell’Europa orientale (dalla Cecoslovacchia alla Polonia e alla Repubblica Democratica Tedesca), mentre in anni meno lontani sono da ricordare la Philharmonia di Londra con il Coro della Radio Svedese (Muti), la London Symphony con il Coro dell’Orfeón Donostiarra (Maazel), la Royal Philharmonic di Londra con l’Ambrosian Chorus (Albrecht) e la London Philharmonic Orchestra & Chorus (Klaus Tennstedt). E per quasi vent’anni il Coro Filarmonico di Praga, diretto da Josef Veselka, fu una delle colonne portanti del festival, in concerti sia con orchestra sia a cappella. L’edizione del 1990 ebbe inizio con quattro concerti dell’Orchestra dei Bochumer Symphoniker insieme al Coro della Filarmonica Slovacca: dedicati prevalentemente ad un repertorio contemporaneo, i concerti furono realizzati in collaborazione con i Quaderni Perugini di Musica Contemporanea promossi da Alfonso Fratteggiani.

I cantanti e le opere

Foto da Gramophone, «Unseen pictures of Maria Callas»
Se impressionano le «prime esecuzioni italiane», l’elenco dei cantanti – spesso nei primi anni della loro carriera – è semplicemente sbalorditivo. Citiamo soltanto alcuni nomi: Martina Arroyo, Fedora Barbieri, Walter Berry, Barbara Bonney, Montserrat Caballé, Maria Callas, José Carreras, Boris Christoff, Ileana Cotrubas, Suzanne Danco, Alfred Deller, Anton Dermota, Mariella Devia, Helen Donath, Brigitte Fassbaender, Maureen Forrester, Nicolai Ghiaurov, Agnes Giebel, Nicolai Gedda, Ernst Haefliger, Marga Hoeffgen, Gundula Janowitz, Siegfried Jerusalem, Raina Kabaivanska, James King, René Kollo, Christa Ludwig, Edda Moser, Gustav Neidlinger, Julius Patzak, Hermann Prey, Peter Schreier, Elisabeth Schwarzkopf, Irmgard Seefried, Giulietta Simionato, Rita Streich e Anne Sophie von Otter. Furono spesso protagonisti di opere liriche date in forma di concerto (altra caratteristica della direzione di Siciliani) o talvolta – nei primi anni – in forma scenica: opere note come Fidelio (anche nella sua versione originale Leonore), Parsifal, Tannhäuser, Lohengrin e Rienzi affiancarono opere poco conosciute come Les Danaïdes (Salieri), Olimpie e La vestale (Spontini), Démophoon (Cherubini), Alceste (Gluck, nella versione francese), Moïse et Pharaon e Mosé in Egitto (Rossini), Euryanthe (Weber), Le prophète (Meyerbeer), Ruslan e Ludmilla (Glinka), Iolanta (Tchaikovsky), Il convitato di pietra (Dargomižskij), Il principe Igor (Borodin), La chovanščina e la prima versione di Boris Godunov di Musorgskij (quest’ultimo indicato come una prima esecuzione italiana, ma forse il primato spetta al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1971), La leggenda dell’invisibile città di Kitez (Rimski-Korsakov), Maddalena (Prokofiev), La condanna di Lucullo (Paul Dessau), la Passione greca (Martinů) – quest’ultima con un piccolo ruolo per una Gwyneth Jones 26enne – e Svätopluk (Eugen Suchoň), oltre a quelle già citate tra le prime esecuzioni.

(https://www.perugiamusicaclassica.com/)

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