Festa dei Ceri, un fiume vivo che collega alle origini La Festa celebra la devozione degli eugubini al Santo Patrono Ubaldo, sorgente di vita ed esempio di pace e riconciliazione

di Don Stefano Bocciolesi

“la Tradizione non è trasmissione di cose o di parole, una collezione di cose morte. La Tradizione è il fiume vivo che ci collega alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti. Il grande fiume che ci conduce al porto dell’eternità”. (Benedetto XVI).

Queste parole di Papa Benedetto XVI crediamo che possano rappresentare molto bene il senso di ciò che è Tradizione in generale e anche, nello specifico, ciò che rappresenta la “nostra” Tradizione della festa dei Ceri.

Basilica S.Ubaldo-Foto Gavirati
Basilica S.Ubaldo – Foto Gavirati

La Festa dei Ceri, che a Gubbio non è una Tradizione tra le tante ma è LA Tradizione per eccellenza, vincolo di appartenenza e segno di identificazione di tutto il popolo eugubino, non è una semplice “trasmissione di cose o di parole”, anche se ci sono delle “cose” e delle parole che vengono comunicate. La festa dei ceri non è, e non potrà essere mai, “una collezione di cose morte” per il semplice fatto che la sua caratteristica principale è la Vita: Vita di S. Ubaldo che ogni anno Rivitalizza in modo del tutto speciale Gubbio e i suoi cittadini, in una festa popolare, di, con e per il popolo, che ha il sapore gioioso (Hilariter) della condivisione e della solidarietà nel nome del santo patrono della Pace e della Riconciliazione. Proprio perché la Tradizionale festa dei ceri è, prima di ogni altra cosa, è vita vissuta possiamo affermare che, essa, è simile a un fiume. E la caratteristica principale del fiume è proprio quella di essere vivo, brulicante di ogni genere di pesci e con le sponde sempre verdi, e, proprio perché scorre ed è in costante movimento, la sua acqua è destinata a rimanere sempre fresca e limpida. Il fiume, però, nasce e prende avvio da una sorgente di montagna. Senza questa sorgente iniziale il fiume non può esistere. Afferma Papa Benedetto che “La Tradizione è il fiume vivo che ci collega alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti”. Fuor di metafora: il fiume navigabile e pieno di vita della festa dei ceri è collegato ad una sorgente da cui è nato e senza la quale non può esistere. Queste origini sorgive sono e dovranno essere sempre presenti come l’anima e il cuore della festa. Se, infatti, ci scordiamo da dove veniamo il rischio è quello di perdere di vista la nostra identità e di fermare la corsa del fiume. Infatti La corsa del fiume e, con esso, la vitalità e la freschezza dell’acqua dipendono dal nostro attaccamento consapevole alla sorgente. E … l’acqua ferma imputridisce. La festa dei ceri è come un fiume vivo che ci collega alle origini, un fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti, e queste origini sono da rintracciare nel nostro patrono Ubaldo: nella sua vita, nei suoi insegnamenti e nella devozione del popolo eugubino al santo vescovo. Ed è in compagnia di S. Ubaldo, anima e cuore della festa dei ceri, che la città di Gubbio, in tutte le sue componenti, spera di raggiungere la meta agognata: il grande porto dell’eternità. Eternità dove Ubaldo, Giorgio e Antonio, sono già approdati e da dove non cessano di indicarci il cammino. L’ascesa al monte ingino con i ceri il 15 maggio in fondo è una metafora di come, nella comunione dei santi, siamo chiamati a “salire” e a “ri-salire” alla sorgente della nostra devozione, la Basilica del Santo Patrono. Basilica che è, nello stesso tempo, origine dell’amore del popolo di Gubbio per S. Ubaldo e trampolino di lancio verso il porto dell’eternità.

Buona festa dei ceri a tutti e vi aspettiamo in Basilica

I custodi della Basilica di S. Ubaldo