“Sweet Miel Art”, mostra di Mail art-Arte postale La Villa del Colle del Cardinale di Perugia a Colle Umberto apre le sue porte da domenica, con originali lavori di artisti provenienti da tutto il mondo

Loc-SweetMielArt-inPERUGIA – Pronta ad aprire le sue porte al pubblico il prossimo 12 settembre (ore 10.00) la suggestiva limonaia della Villa del Colle del Cardinale di Perugia (Colle Umberto) con la mostra Sweet Miel Art a cura di Gianni Romizi, conclusione del progetto di arte postale-mail art del 2021.

In mostra centinaia di originali lavori inviati per posta a Perugia da artisti provenienti da tutto il mondo.

L’arte postale dagli anni Settanta è un muoversi di opere in un ampio circuito internazionale al di fuori del mercato e garantisce libertà d’espressione e un elevato flusso dei lavori che, senza fini di lucro, raggiungono ovunque singoli artisti o progetti a tema. Il curatore Romizi da anni promuove iniziative legate alla mail-art in tutta l’Umbria. La mostra, ospitata nello spazio concesso dalla Direttrice dello storico complesso, Dottoressa Ilaria Batassa, sarà anche occasione per visitare la splendida villa, gioiello unico per forma ed eleganza, realizzata verso la fine del Cinquecento dall’Architetto Galeazzo Alessi per il Cardinale Fulvio della Corgna, nipote del Papa Giulio III, nonché il parco circostante caratterizzato da alberi monumentali e secolari, percorsi e paesaggi unici.

L’arte postale, o mail art – spiega Vittore Baroni in Arte Postale – Guida al network della corrispondenza creativa – è un fenomeno artistico planetario, erede di Dada e Fluxus, che dagli anni Sessanta coinvolge migliaia di operatori in un circuito creativo virtuoso con caratteristiche utopiche e libertarie. La cassetta delle lettere viene utilizzata per tessere reti di contatti e sinergie tra artisti visivi, scrittori, poeti, musicisti o anche semplici curiosi, veicolando ogni genere di materiale che si presti ad essere trasmesso per via postale. Mail art non è solo la creazione di francobolli di nazioni immaginarie, cartoline da altri mondi o buste fantasiosamente affrescate, ma anche l’autoproduzione e diffusione di riviste e libri, cd e dvd, figurine e opere tridimensionali, lavori a più mani frutto di collaborazioni a distanza e progetti collettivi. Il circuito mailartistico, democratico e paritario, scavalca barriere geografiche, di lingua, razza, religione o credo politico, prefigurandosi come originale prototipo di una strategia di cooperazione culturale globale, aperta e multietnica. “L’arte postale è il modello perfetto di come l’arte può essere convertita dalla produzione di oggetti nell’organizzazione di sistemi di comunicazione”, nelle parole dell’artista e teorico messicano Ulises Carrión. Indipendentemente dal tipo di opere e produzioni circuitate, le caratteristiche più specifiche e dirompenti della mail art sono la sua apertura a tutti (chiunque può entrare nel network, principianti e professionisti) e il fatto che i lavori vengono realizzati per essere donati anziché venduti. Fin dal principio della sua storia, l’arte postale si situa nell’ottica di un’arte al di là dell’arte (ufficiale), senza più alcun tabù nei confronti dell’unicità, preziosità e inviolabilità dell’opera. Realizzando il sogno di molte avanguardie precedenti, la mail art è una forma di espressione totalmente compenetrata nel quotidiano: interattiva e non competitiva, effimera ma ricca di valori etici, nata per lo scambio intimo e personale anziché ad uso di gallerie e musei (anche se a volte vi si trova esposta, come nel caso di Ray Johnson e altri pionieri della posta creativa). Un’arte quindi che non può essere presa a professione, ma che fa emergere e valorizza la creatività di ciascuno. “Se l’artista è l’interprete del proprio tempo, il mailartista è l’interprete del proprio passatempo”, ha sintetizzato con ironico calembour il friulano Piermario Ciani, ideatore di seminali pubblicazioni, esposizioni e progetti collettivi di rete (dalle produzioni modulari di TRAX alle Nazioni Unite Fantastiche di F.U.N., dal supereroe dell’arte adesiva Stickerman al nome multiplo Luther Blissett). Spesso, i materiali mailartistici vengono riciclati, trasformati, passati di mano in mano, mantenendo una flessibile dimensione in progress. Il processo di comunicazione, l’intrecciarsi di una rete immateriale di contatti e il consolidarsi di un senso di appartenenza ad una comunità con forti affinità di interessi, assume egual se non maggiore importanza rispetto al manufatto artistico che viene prodotto e scambiato. Per queste sue caratteristiche aleatorie e non commerciali, la mail art è rimasta perlopiù un fenomeno sotterraneo e “invisibile”, spesso trascurato dalle storie ufficiali, pur avendo tra le altre cose precorso profeticamente di oltre vent’anni le metodologie relazionali rese possibili da Internet (blogs, social networks, peer to peer, ecc.). Se però sul web alcune forme di “net art” possono essere considerate un’evoluzione e metamorfosi di pratiche già ampiamente collaudate per via postale, le varie problematiche (di diffusione, di intelligibilità, di saturazione, ecc.) con cui si deve misurare chi oggi intende proporre un progetto di rete on line, rendono estremamente prezioso il bagaglio di conoscenze accumulato in decenni di operazioni nell’ambito mailartistico. Internet, ormai indispensabile per un rapido e diretto contatto con un gran numero di persone, non può produrre però lo stesso tipo di coinvolgimento “fisico” ottenibile tramite scambi nella posta tradizionale. La trasformazione dell’esperienza di collaborazione a distanza in un’attività immateriale, ad esempio con cataloghi e documentazioni visionabili sul web anziché spediti ai partecipanti, spesso diminuisce il “peso specifico” dei contributi, in termini di impegno e partecipazione emotiva. Non è raro che progetti di arte digitale, pur rivolti ad un bacino di utenti potenzialmente illimitato, raccolgano un numero di adesioni inferiore rispetto a progetti condotti tramite la “lenta” via cartacea. È auspicabile, insomma, una più stretta interrelazione tra metodologie digitali e “analogiche”, con reciproco vantaggio. Proprio grazie ad Internet, per l’accessibilità alla circolazione dei saperi che è congeniale al mezzo, potrà essere infatti meglio conservata e tramandata la memoria storica della mail art, collocando on line banche dati di archivi, testi e contenuti audiovisivi a cui potranno attingere futuri studiosi delle reali origini della “cultura di rete”.

L’esposizione, che si protrarrà fino alla fine dell’anno, sarà visitabile durante tutti i fine settimana dalle ore 10.00 alle 19.00. Ingresso libero.

Sito ufficiale www.mail-art.it

FONTE: Ufficio Stampa Francesca Cecchini.